04 Dicembre 2025

Alimentazione come adiuvante nel trattamento del dolore: cosa sappiamo?

Alimentazione come adiuvante nel trattamento del dolore: cosa sappiamo?

Chi soffre di dolore cronico sa quanto sia pesante la sua sopportazione, perché modifica profondamente ogni azione e reazione della vita di tutti i giorni, vista la sofferenza continua. Questo tipo di dolore, purtroppo, è molto diffuso nel mondo e in Europa sono circa 80 milioni le persone affette da dolore cronico moderato-grave. L’Italia è al terzo posto, con una prevalenza che raggiunge il 26% della popolazione: 13 milioni di persone, con una percentuale maggiore al nord-ovest (27.7%) e quella più bassa al sud, dove comunque si attesta un 21.7%. Le sostanze chimiche presenti nei farmaci, inoltre, generano nel nostro organismo un’intossicazione, soprattutto epatica e renale, portandoci ad un risultato paradossale: abbiamo più disturbi di prima. Potremmo, invece, cambiare questa tendenza cominciando a correggere la nostra alimentazione. Si ritiene che il dolore cronico sia, in parte, il risultato di stress ossidativo e infiammazione e la ricerca clinica ha indicato i collegamenti tra queste condizioni e il nostro regime alimentare.  Pertanto, una giusta dieta diventa un trattamento terapeutico particolarmente promettente per il dolore cronico.

Ad esempio, il dolore muscoloscheletrico di tipo infiammatorio è legato alla presenza di uno stato di flogosi, duraturo e costante nel tempo. L’alimentazione ha un ruolo fondamentale nella sua patogenesi poiché influenza l’infiammazione: cibi quali carni rosse, dolciumi, bevande zuccherate, latticini grassi e i conservanti alimentari stimolano, infatti, cellule della difesa immunitaria (linfociti, monociti/macrofagi, granulociti polimorfonucleati) a produrre mediatori chimici dell’infiammazione quali chinine, prostaglandine (pge1, pge2), sostanza p, istamina, leucotrieni (ltb2, ltb4), prostacicline, idrogenioni, ioni k+, ossido nitrico, interleuchine (il-1β, il-2, il-6, il-8) e ros (reactive oxygen species). Questi mediatori infiammatori attivano i nocicettori, provocando dolore.

Eliminare quotidianamente l’assunzione di cibi pro-infiammatori permette, quindi, di ridurre lo stato di flogosi con conseguente miglioramento della sintomatologia dolorosa e della qualità di vita. C’è da sottolineare, altresì, che il dolore muscoloscheletrico infiammatorio si manifesta prevalentemente nelle persone anziane ed è spesso associato a obesità o sovrappeso. Sono stati ampiamente dimostrati gli effetti benefici della dieta mediterranea sulla salute, in alcuni casi paragonabili a quelli prodotti dai farmaci antinfiammatori non steroidei (i cosiddetti FANS). Uno studio americano del 2015 ha dimostrato una correlazione tra una dieta interamente a base di frutta, verdura, legumi, cereali e una significativa riduzione del dolore nei pazienti affetti da osteoartrite.

 

Giunti a questo punto, riporto di seguito i capisaldi della dieta mediterranea, con riconosciute proprietà antiflogistiche:

  • Un elevato consumo di cereali grezzi, legumi, frutta e verdura;
  • Un esclusivo impiego di grassi insaturi, in particolare olio extravergine d’oliva;
  • Un pasto accompagnato da una piccola quantità di vino rosso (ma solo per chi lo gradisce)
  • Un moderato consumo di pesce, carne bianca e latte;
  • Un basso apporto di formaggi, uova, carni rosse, insaccati;
  • Un consumo solo occasionale di dolci e bevande zuccherate.

 

Fonti bibliografiche

Calabrese G.,2021

Sousa M. et Al., 2014

 

A cura del dottor Vincenzo De Siena

Ambulatorio di Dietetica e Nutrizione

Casa di Cura Villa Bianca