19 ottobre 2018

L’osteoporosi, malattia silenziosa: quando prevenire è vitale

L’osteoporosi, malattia silenziosa: quando prevenire è vitale

Una patologia tendenzialmente asintomatica, che colpisce donne e uomini in età adulta: l’osteoporosi è una malattia silenziosa e potenzialmente invalidante. Pochi i campanelli d’allarme: riduzione della statura e dolori localizzati possono indicare una sua insorgenza.

Le statistiche parlano di una maggiore incidenza nelle donne fino ai 60 anni, ma di un progressivo livellamento, fino a raggiungere il sostanziale pareggio uomo/donna intorno agli 80 anni.

L’osteoporosi, malattia metabolica dell’osso, riduce progressivamente ed inesorabilmente la massa ossea, provocando una maggiore fragilità della struttura scheletrica: non a caso, l’effetto più grave è la cosiddetta frattura da fragilità.

L’osso, impalcatura sulla quale avviene la deposizione di minerali (prevalentemente calcio e fosforo) è una struttura statica, soggetta però a continue variazioni: deposito e formazione di osso “nuovo” e, contemporaneamente, distruzione di osso “invecchiato”. È l’equilibrio tra queste due funzioni, esercitate rispettivamente da osteoblasti e osteoclasti, a mantenere in salute lo scheletro.

L’equilibrio naturale si altera quando l’attività di demolizione ossea svolta dagli osteoclasti aumenta e non è supportata da quella degli osteoblasti, che non riescono a rimpiazzare le perdite ossee, causando la porosi, la creazione di cavità all’interno delle ossa.

Questa condizione è determinata da cause fisiologiche quali menopausa (nelle donne) ed invecchiamento (in entrambi i sessi), ma può essere causata anche da patologie quali mieloma multiplo, Malattia di Cushing, ipertiroidismo, iperparatiroidismo, menopausa precoce, carenza di vitamina D ed alcolismo.

Polso, femore e anca, vertebre: queste le zone più esposte a frattura che, purtroppo, segnalano una malattia già in fase avanzata, e dunque più difficile da combattere.

In caso di frattura, il percorso di guarigione diventa più arduo e c’è il rischio che l’invalidità diventi permanente; per il 20% dei pazienti, la frattura al femore è causa di morte entro l’anno. Nei casi migliori, comunque, l’età e altre patologie rendono il quadro estremamente complesso, anche perché l’osteoporosi è una malattia degenerativa: non è escluso che dopo la prima frattura se ne presentino altre (“ri-fratture”).

Per evitare di giungere a questo punto è essenziale fare prevenzione: per una malattia tanto subdola è vitale l’attività di contrasto.

Tutti dovrebbero sottoporsi a controlli preventivi, almeno dopo i 65 anni. Anche prima in caso di alcuni fattori di rischio come la menopausa o il basso peso corporeo, disturbi alimentari, fumo e alcol.

Ma quali sono le tecniche di prevenzione da attuare?

  • Misurare la statura ogni sei mesi, per vedere se tende ad abbassarsi;
  • Prestare attenzione alle polipatologie nella somministrazione dei farmaci;
  • Sottoporsi periodicamente a densitometria ossea, unica tecnica diagnostica in grado di monitorare la densità ossea e di prefigurare il manifestarsi della malattia.