12 settembre 2018

L’Ortopedia pediatrica, passo dopo passo

L’Ortopedia pediatrica, passo dopo passo

Intervista al Dr Ignazio D’Addetta, Direttore dell’U.O.C. di Ortopedia e Traumatologia Pediatrica presso l’Ospedale Pediatrico Giovanni XXIII di Bari, ed esperto nel trattamento delle patologie ortopediche dell’età pediatrica

Quando sottoporre il proprio figlio alla prima visita ortopedica? A quali segnali bisogna prestare attenzione, per evitare l’aggravamento di determinate patologie durante la crescita?

Abbiamo fatto il punto con il Dr Ignazio D’Addetta, Ortopedico Pediatrico della Casa di Cura Villa Bianca.


Quando è opportuno effettuare il primo controllo ortopedico? Come si svolge la visita?

Non vi sono date specifiche per sottoporre a visita ortopedica pediatrica un bambino sano: sarà il pediatra a consigliare un controllo specialistico se dovesse riscontrare problemi di natura ortopedica.

Il bambino è un soggetto in continua evoluzione per la crescita rapida e pertanto non deve essere trattato come un piccolo adulto: alcune patologie a carattere evolutivo richiedono un trattamento adeguato nei tempi giusti.

In questa fase, bisogna tenere in debita considerazione sia l’anamnesi familiare (la presenza o meno di patologie ortopediche nei genitori), sia l’anamnesi patologica prossima (il tipo di gravidanza, la modalità del parto).

 

A quali fasi della crescita è bene prestare attenzione? Quali patologie potrebbero manifestarsi?

Distinguiamo 3 fasi dell’evoluzione di un bambino:

  1. Età neonatale

Immediatamente dopo la nascita il neonatologo potrebbe riscontrare:

– una malformazione come un piede torto, un’esadattilia, una displasia delle anche, una deviazione della colonna, un torcicollo miogeno congenito etc.;

– un’infiammazione come l’osteomielite neonatale, che richiede un trattamento urgente con drenaggio della tumefazione purulenta ed antibioticoterapia;

– il piede torto congenito, per il quale è necessario intervenire tra i 10 giorni e un mese dalla nascita; in Italia si cura da circa 20 anni con la metodica Ponseti, una tecnica non cruenta che, se ben condotta, guarisce il 95% dei PTC;

– la displasia delle anche, che si diagnostica alla nascita con la manovra di Ortolani e Barlow (segno dello scatto) e si monitora con un’ecografia, da effettuare entro i due mesi; la displasia si cura con la mutandina, con il divaricatore o, nei casi più gravi, con trazione a cerotto o gesso. La riduzione chirurgica è una soluzione usata molto raramente, solo nei casi più complessi.

Dopo il periodo perinatale una nuova valutazione ortopedica pediatrica può essere indicata quando il bambino inizierà a muovere i primi passi.

 

  1. Età infantile e giovanile

Durante questa fase di vita sono da valutare le eventuali deformità del piede, l’allineamento degli arti inferiori e superiori e la corretta conformazione della colonna vertebrale.

Le patologie che si possono diagnosticare sono:

  • piede piatto: un piede piatto con impronta di piattismo al podoscopio spesso non necessita di terapia prima dei 4 anni, perché potrebbe essere una condizione fisiologica; dopo questa età una deviazione in valgo del calcagno e un’impronta in piattismo necessitano di adeguata terapia fisioterapica, ortopedica o chirurgica;
  • deviazione assiale degli arti inferiori: il ginocchio varo (le cosiddette “ginocchia a tarallo”) è un’altra condizione da considerare fisiologica entro certi limiti, così come la deformità opposta, il ginocchio valgo (le cosiddette “ginocchia ad X”). Quando assumono connotati patologici, queste deformità necessitano talvolta di trattamenti chirurgici e/o approcci multidisciplinari. In questa fase di vita si possono inoltre evidenziare atteggiamenti di deambulazione sulle punte o deambulazione a piedi intraruotati / extra ruotati: anche questi possono essere fisiologici o patologici e sono perciò da valutare caso per caso;
  • differenza di lunghezza degli arti inferiori: le eterometrie degli arti inferiori fino ad 1 cm possono non essere trattate con un rialzo; se superano i 2-3 cm si può invece applicare una placca Eight-plate per arrestare la crescita dal lato opposto. Nei casi più importanti si pratica l’allungamento chirurgico con fissatore esterno;
  • osteocondrosi: le osteocondrosi degli arti inferiori determinano dolore dopo sforzo, ma fortunatamente non creano grossi danni; bisogna invece prendere in seria considerazione le localizzazioni all’anca (Morbo di Pèrthes) e alle vertebre (Morbo di Scheuerman) che possono causare esiti invalidanti.

 

  1. Età adolescenziale

In età pre-puberale l’ortopedico pediatrico dedica particolare attenzione alla valutazione della colonna vertebrale.

Le patologie di più frequente riscontro in questa fase della crescita sono:

  • scoliosi: la scoliosi è una deviazione tridimensionale del rachide, caratterizzata dalla comparsa di un gibbo, asimmetrie delle spalle e dei triangoli della taglia; indispensabile l’esame radiografico per valutare la gravità, l’età ossea e i livelli di spinta per la correzione in corsetto. Le scoliosi che superano +/- 40 ° dovranno subire un intervento  chirurgico;
  • cifosi: la cifosi toracica regolare si manifesta con una deviazione in latero-laterale (LL) spesso rigida. Si cura con fisiochinesiterapia e/o un corsetto ortopedico. Un atteggiamento cifotico (dorso curvo giovanile) con curva riducibile in soggetto astenico richiede soltanto cura fisioterapica. I controlli saranno trimestrali o semestrali per evitare, quando possibile, terapie che risulterebbero gravose (corsetti a tempo pieno, gessi, interventi chirurgici) con inevitabili ripercussioni psicologiche;
  • piede piatto: a quest’età il piede piatto può essere curato con l’adozione di plantari, in caso di dolori, o chirurgicamente.

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